Come ampiamente preannunciato la Banca centrale europea ha deciso di reagire all’aggravamento dei rischi d’inflazione, alzando il costo del denaro dell’area dell’euro di 25 punti base, che raggiungono così il 4,25%. Il tasso minimo di offerta già alto, applicato alle operazioni di rifinanziamento, sale così al 4,25%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi presso la Banca centrale rimarranno, rispettivamente, al 5,25% e al 3,25%. Il mese scorso il presidente Jean-Claude Trichet aveva esplicitamente avvertito di questa possibilità, cogliendo allora di sorpresa gli operatori. Fino a pochi giorni fa lo stesso Trichet e diversi esponenti della Bce avevano precisato che questa singola mossa non preludeva all’avvio di una vera e propria manovra restrittiva. Il caro vita dell’area dell’euro ha accusato a giugno una nuova accelerazione, raggiungendo un tasso di incremento annuo del 4%, mentre il petrolio non arresta la sua corsa al rialzo e ha sfondato al rialzo la soglia dei 145 dollari. Secondo quanto detto da Trichet, il rialzo è stato deciso per «prevenire effetti di secondo livello» all’insieme della stabilità dei prezzi legati ai recenti rincari di petrolio e altre materie prime. Con «effetti di secondo livello» la Bce intende anche il rischio che impennate inflazionistiche diano vita a spirali rialziste anche sulla crescita dei salari, che comprometterebbero in maniera più strutturale la stabilità dei prezzi.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76827